Sottosezione fondata nel 1920 - Sede sociale: Monte dei Cappuccini - Salita al CAI Torino, 12 - email: posta@geatcaitorino.it |
Il monte Avic e il Ruvi foto Sergio Chiappino
Testa di Entelor Gruppo in sosta di fronte alla Grand Rousse foto di Davide Forni
Importante!! Vi rammentiamo che in base al Regolamento Generale le attività organizzate dalla Sezione di Torino sono rivolte ai Soci del Club Alpino Italiano in regola con la quota associativa per l'anno in corso. Le iscrizioni alle gite devono essere effettuate entro il giovedì indicato nel programma. Per le gite invernali l'assegnazione degli ARVA a chi ne è sprovvisto sarà fatta nominativamente all'atto dell'iscrizione (fino ad esaurimento). La Direzione non accetterà eventuali iscrizioni fatte successivamente al termine fissato. Vi rimandiamo inoltre al testo del Regolamento pubblicato nella sezione Iscrizione alle gite ed in particolare al punto 13. Grazie.
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29/1/2012 Il Col Granon (scialpinismo) Potenza della GEAT! Nonostante le più fosche previsioni, anche stavolta abbiamo azzeccato una gita che era il massimo che si poteva fare nelle condizioni attuali. L’obiettivo scelto da Franco avrebbe dovuto adattarsi a tutte le eventualità: e così è stato. La valle di Névache, era l’unica zona dove c’era un po’ di neve senza tornare in Val d’Aosta. Il percorso nel bosco, ci garantiva da un incombente rischio valanghe 5, per la maggior parte su una strada e quindi senza alcun esercizio di orientamento in condizioni di scarsa visibilità. Ottima scelta anche secondo me, che, tradizionalmente, non sono mai d’accordo su niente. Stranamente, poi, nessuno si gira dall’altra parte, nel letto, quando, al mattino mette il naso fuori dalla finestra e vede scendere la tanto agognata neve. Purtroppo però, sono sempre le stesse, le facce che si ritrovano al mattino alle 7 davanti ai VVFF di corso Regina. Dodici in tutto, compresi i 3 capigita: per fortuna siamo ancora nei numeri a due cifre! A mano a mano che risaliamo la val di Susa, nevica sempre meno e, dopo il Mongi, i fiocchi di neve lasciano il posto a un gran freddo (garanzia di ottima neve) qui a Val de Prés, dove lasciamo le macchine e inizia la strada per il Col Granon. Le sterrate come questa, fatte con gli sci, non sono mai entusiasmanti perché presuppongono una discesa “a spinta” oppure tipo “pista da bob”. Con qualcuno mi riprometto di ritornare qui questa estate, in bici. Forse questo è un percorso da fare con un altro mezzo di locomozione. Dalle baite “Granon”, Franco decide di abbandonare la strada per seguire dei pendii che, con questa neve, dovrebbero darci finalmente l’impressione proprio di fare una vera gita scialpinistica e non una tranquilla passeggiata con le ciaspole. Poi, trecento metri più su, sotto un gruppo di larici, decide che per oggi può bastare così: 700 m di dislivello sono già fin troppi per una giornata come oggi, e poi, lì sopra, ci sono dei pendii mica tanto belli. Io, che, per una volta, mi sono responsabilmente sacrificato nella “chiusura”, arrivo a cose fatte, e non mi permetto di interferire nelle decisioni del “capo”. In fondo sta bene così anche a me che ho perso una rotella. Proprio a me che con un solo “bastone”, sono capace a girare da una parte sola. Proverò a inventarmi una nuova tecnica con velocissimi cambi di mano tra una curva e l’altra. Con questo freddo la neve è ottima e così pure la visibilità. Tutti quindi si divertono, tranne il sottoscritto, che dopo qualche tentativo miseramente fallito, abbandona ogni velleità per rifugiarsi in un miserabile “spazzaneve”. Sulla strada poi, mentre tutti si esibiscono in strette e veloci serpentine, fra le solette degli sci che hanno conosciuto tempi migliori, e un solo bastone per spingere, non posso dire di essermi divertito come gli altri. Meglio però stare zitto, se no mi prendo del “solito guastafeste”. E poi, come si suol dire: “chi è colpa del suo mal...”. Sarà meglio che io riveda un po’ la mia attrezzatura per la prossima volta. Alberto Marchionni
15 gennaio 2012 Col Serena 2547 m Franco Savoré foto Maria De Donno
15 gennaio 2012 Gita con racchette al Poggio Tre Croci (2117 m) sopra Bardonecchia
A dispetto dei menagrami che non davano neve sufficiente per una gita con le ciaspole, ci troviamo in cinque, verso le 9,30, al ponte sulla Rho. Per iniziare la gita, bisogna portarsi al Borgo Vecchio, alla piazzetta su cui si affaccia la Parrocchiale di San Ippolito. Imboccata la via Tre Croci, si raggiunge in breve il ponte, oltrepassato il quale ha inizio la strada militare, non asfaltata, che sale al poggio omonimo. Il primo tratto si presenta in parte libero da neve ed in parte ghiacciato. Ma dopo circa un centinaio di metri di dislivello la neve è compatta e continua, per cui calziamo le racchette. Il cielo è di un azzurro intenso e la temperatura è di qualche grado sotto lo zero, quanto basta per rendere utili le muffole. Poiché non ci spinge nessuno, seguiamo fedelmente il tracciato della strada, per cui saliamo con pendenza regolare e senza fatica. Raggiunto il bosco, totalmente esposto a nord, possiamo godere la vista delle belle creste, quasi dolomitiche, della testata del vallone della Rho. I pendii innevati che ci guardano da NO illuminano il bosco con una luce irreale. Dopo una breve sosta, poco sotto il Piano delle Vacche, riprendiamo a salire, giungendo agli ultimi stretti tornanti e sbucando infine sulla spalla rocciosa a sinistra della quale si alzano le tre croci, in ferro, che danno il nome al poggio. Sono le 12,30. A turbare il vasto panorama, c'è solo la presenza di un grosso ripetitore, che però non ostacola più di tanto le nostre immagini fotografiche. Fatti i conti, abbiamo coperto un dislivello di 805 m in tre ore, visto che la quota di partenza è di 1312 m. Volendo arrotondare il dislivello, si può proseguire sulla militare ancora per un certo tratto. Cosa che noi preferiamo non fare. Di un autentico poggio si tratta, meglio ancora di un balcone che si affaccia sulla conca di Bardonecchia che dominiamo dall'alto. In verso orario possiamo ammirare le punte Gasparre, Melchiorre e Baldassarre, la rocca Bernauda, la Gran Somma, la Pierre Menue, la Rognosa d'Etiache, ecc, ecc. Da qui si può osservare tutto il comprensorio sciistico di Bardonecchia, compreso lo Jafferau che ci sta di fronte. Pagato l'occhio e lo stomaco, ricalziamo le racchette e rientriamo nel bosco, compiendo in discesa qualche tratto in fuori pista, visto che la neve lo consente. Solo al ponte sulla Rho, dove siamo partiti, togliamo le ciaspole. Dopo aver immerso le racchette nell'acqua della fontana, visitiamo la chiesa di S.Ippolito, al cui interno si trova un prezioso coro ligneo proveniente da Novalesa, una ancona in legno dorato e una inusuale cantoria di notevole sbalzo proprio sopra l'ingresso. Un suggestivo e sommesso canto gregoriano, diffuso dagli altoparlanti, accompagna la nostra visita. Direi che questa meta costituisce una ottima alternativa al solito Cotolivier e Cima del Bosco: non presenta difficoltà e la neve è garantita sia dalla esposizione nord sia dalla presenza del bosco. Renzo Panciera
| Punto di incontro Tutti i giovedì sera dalle ore 21 alle 22.30 nella sala Rocciamelone al Monte dei Cappuccini (tel. 0116600302)
Cengalo e Badile Foto Antonio Carretta
Viridio panorama dalla vetta foto Maurizio Marchionni
CRONOESCURSIONI
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