ARCHIVIO GITE 2026: Attraversando la Sila

14-21 giugno 2026

Presentazione

Ho letto da qualche parte la seguente citazione: “è più importante il viaggio della destinazione”. Non so se l’autore di questo aforisma sia mai andato sulla Sila ma, se vi si fosse mai recato, avrebbe avuto una totale conferma della sua intuizione. Il viaggio infatti, mentre lo si percorre, diventa spesso un’esperienza totale, non solo uno spostamento da un luogo all’altro, ma un coinvolgimento del corpo, dell’anima e del cuore che risveglia e alimenta emozioni profonde. Noi stessi, durante il cammino lungo i sentieri della Sila, siamo stati guidati da cartelli che ci invitavano a fermarci e porre attenzione di volta in volta all’udito, alla vista, all’odorato per entrare in sintonia con la natura che ci circondava. Questo viaggio è stato anche la riscoperta delle origini del nome che rappresenta la nostra nazione: la parola Italia infatti risale a un termine osco, Viteliu, cioè “terra dei vitelli” per l’abbondanza di bovini che erano allevati in terra di Calabria. I coloni della Magna Grecia adattarono questa parola in Italoi riferendosi solo alla punta estrema della penisola. Secondo un’altra versione il nome risalirebbe invece a un leggendario re Italo degli Enotri (da oinos, vino in greco) che abitavano queste terre.

Scopo di questo scritto non è quindi quello di descrivere puntualmente i sentieri percorsi e le tappe affrontate ogni giorno, ma piuttosto quello di fissare nella memoria sensazioni e richiamare nomi di luoghi e di fatti che danno forma e significato alla nostra esperienza. D’altro canto confesso che non avrei la competenza e la capacità di una guida e non sarei in grado di dare ordine ai tanti richiami che confusamente affollano la mia mente e i miei appunti. Mi limiterò a ricordare ciò che mi é rimasto particolarmente impresso per la bellezza dei posti e per l’incanto dei panorami.

La nostra “casa” per una settimana, punto di partenza e di arrivo quotidiano, è stata Camigliatello, già in montagna, ospiti di un albergo confortevole le cui finestre sul retro si affacciano su una vecchia linea ferroviaria con alcuni vagoni d’epoca e una locomotiva a vapore.
Nelle nostre escursioni percorriamo solitamente il sentiero n. 403, che qui coincide con il Sentiero Italia, che percorre per intero le montagne italiane.

Apprendiamo ben presto che l’ambiente che ci apprestiamo a conoscere è caratterizzato, o meglio “era”, da nevicate molto copiose e inverni rigidi. Comincio a pensare che questo viaggio mi servirà anche a rivedere alcune categorie mentali riferite a questo territorio e la conferma di ciò mi viene quotidianamente data dalla natura maestosa e sorprendente, caratterizzata da boschi fitti di alberi alti e ritti, come colonne di templi sacri alle divinità del luogo, e da valli incantevoli.
Il Pinus nigra laricio (calabrica), e il faggio insieme a lui, sono i re incontrastati dei boschi, centenari molti e ancora possenti e alti fino a 40 metri. Molto più piccoli, ma non meno interessanti, crescono, alla loro ombra, rintracciabili per gli osservatori esperti, funghi ottimi e numerosi.
Il Parco della Sila, altra sorpresa, è ricco di acque, così che costeggiamo e ammiriamo laghi suggestivi come il Cecita, l’Ariamacina, l’Arvo (l’unico con una diga di contenimento in argilla e terra compatta) e l’Ampollino (il primo lago artificiale realizzato in Sila).
Visitiamo la Riserva Naturale “I giganti della Sila”, alberi giganteschi che a volte assumono forme bizzarre (il rinoceronte, gli innamorati, il dinosauro).
Attraversiamo valli suggestive, come quella del Tacina, con prati trapuntati di asfodeli e campi di papaveri, che si alternano ai boschi, dove mandrie di mucche pascolano libere.
Saliamo altresì le pendici di monti come il Monte Botta Donato.
Riusciamo pure a scorgere un gruppo di cinghiali che attraversano veloci un prato. Purtroppo per chi lo sperava non riusciamo a vedere (da lontano) l’animale simbolo del Parco, il lupo, che ammiriamo solo imbalsamato nel Museo Naturalistico del Cupone. Ci saremmo accontentati anche solo dell’autoctono scoiattolo nero.
Vediamo in alcuni tronchi profondi tagli a spina di pesce per la raccolta della resina (da cui ricavare la trementina) e resti di antiche carbonaie.

A sottolineare di quanta storia e cultura sia impregnata la terra di Calabria camminiamo per il centro storico di Cosenza, splendido ma purtroppo in situazione di grave degrado e, attraversando una bella piazza passiamo sotto al monumento di Bernardino Telesio che ci ricorda di essere stato, prima che un corso di Torino, un importante filosofo e scrittore del 1500, iniziatore della nuova filosofia della natura rinascimentale, ispiratore di Giordano Bruno, Francis Bacon e Tommaso Campanella.
A San Giovanni in Fiore, primo centro antropizzato dell’altopiano silano, una guida appassionata ci rammenta dapprima come Pitagora abbia fondato a Crotone la sua scuola filosofica per poi condurci nell’abbazia di Gioacchino da Fiore, teologo e filosofo del 1200, che tanto rilievo ebbe nel corso dei secoli per il suo pensiero religioso basato, in particolare, sulla devozione per lo Spirito Santo, la cui età avrebbe avuto inizio nel 1260. Ritenuto dotato di spirito profetico venne proprio in tal senso citato da Dante, collocato fra la schiera dei beati sapienti, nel canto dodicesimo del Paradiso

e qui lucemi da lato
il calavrese abate Giovacchino
di spirito profetico dotato.

All’uscita della chiesa una lapide commemora l’assassinio di tre donne e un uomo, il 2 febbraio 1925, ad opera delle forze dell’ordine e della milizia fascista, che protestavano con altri contadini contro l’aumento dei dazi sul pane e su altri generi di prima necessità.
Il nostro viaggio continua a Santa Severina, uno dei borghi più belli d’Italia. Visitiamo il castello che domina la valle del fiume Neto, edificato nell’undicesimo secolo per volere del normanno Roberto il Guiscardo. Ha una storia millenaria che riflette le dominazioni bizantina, sveva, angioina ed aragonese ed è considerato una delle fortezze medioevali meglio conservate del sud d’Italia. I recenti restauri hanno portato alla luce i resti di una necropoli, una cisterna e la fondazione di una antica chiesa.
Durante la visita del museo archeologico abbiamo potuto ammirare una mostra dedicata al mondo della lirica.
Continuiamo la visita del borgo con la cattedrale di Santa Anastasia, uno dei massimi esempi di architettura medioevale e barocca in Calabria. Al suo interno si trovano molti preziosi oggetti di arte sacra. Adiacente alla cattedrale c’è il battistero, un gioiello di architettura bizantina. La struttura è sormontata da una cupola ad ombrello sorretta da otto colonne di recupero di epoche diverse. Al centro si trova la fonte battesimale e sulle pareti so possono scorgere frammenti di affreschi bizantini.
Il viaggio si chiude in riva al mare con l’immagine del castello aragonese proteso verso il mare di Isola di Capo Rizzuto che subì, fra l’altro, gli assalti dei pirati ottomani Barbarossa e Dragut. Questo a ribadire, quale viatico finale, come questa terra sia stata nei secoli, come tutti noi del resto, passaggio di numerosi popoli e dominazioni quali enotri, romani, bizantini, normanni, svevi, angioini, aragonesi, saraceni.

Lasciamo la Calabria consapevoli di aver condiviso esperienze preziose con persone orgogliose della loro terra, che ci hanno trasmesso il loro entusiasmo e il loro sapere e che, dall’altro estremo dello stivale mi sento di ringraziare di cuore.

Alberto Buracco e Anna Maria Vernè

Diario

Domenica 14.06.2026

Ritrovo del gruppo all’arrivo all’aeroporto di Lamezia Terme. Gruppo formato da 26 persone, di cui 3 dalla provincia di Monza e Milano, 1 dalla provincia di Como, e la restante parte della provincia di Torino. All’aeroporto incontriamo Michele la guida di Naturaliter. Partenza su un pulmino di circa 30 posti, con autista Andrea. Breve sosta in un centro commerciale di Cosenza, per un veloce spuntino. Poi arrivo all’abergo “Aquila – Edelweiss” a Camigliatello Silano. Sistemazione nelle camere, poi breve gita nella valle del fiume. Michele, la guida, che ha una formazione naturalistica, ci mostra, con un apparecchio ingranditore, i piccoli organismi che popolano il fiume, illustrando che l’esame della qualità dell’acqua è un buon parametro per determinare la qualità dell’ambiente circostante. Poi rientro in albergo e cena.

Lunedì 15.06.2026

Ore 7.15 colazione, poi alle 8.30 incontro con Eduardo altra guida di Naturaliter che affiancherà Michele. Dopo la distribuzione dei panini, partenza lungo il fiume, con Eduardo alla testa e Michele in coda. All’escursione on partecipano all’escursione Maurizio e sua moglie Rosanna. Ad un tratto dopo circa mezz’ora arriva un sms di Maurizio: “Aiuto ho perso Rosanna, qualcuno può fare il percorso a ritroso per aiutarmi.” Michele torna immediatamente indietro e lungo il percorso incontra Rosanna e la accompagna dal marito. Poi di corsa raggiunge il gruppo che alla guida di Eduardo aveva proseguito. Riunito il gruppo si raggiunge Monte Scuro a quota 1463 m. e poi Monte Fondente a quota 1587 m. L’escursione si è svolta per la maggior parte in un bosco di conifere costituito principalmente Pino Laricio (Pino Silano), con rare piante di Abete Bianco, Abete Rosso e Abete di Douglas. Il percorso ha presentato due brevi tratti molto ripidi, che hanno messo in difficoltà due membri del gruppo. Nelle vicinanze del Rifugio del Monte Scuro è venuto a prenderci il pulmino per riportarci in albergo, per una veloce rinfrescata, poi il pulmino ci ha potato nel centro storico di Cosenza. Lì ci ha raggiunti Domenico padre di Michele che ci ha fatto da guida illustrando velocemente la storia della città. Il centro antico della città è in grave stato di abbandono, mentre il nuovo centro, che si sviluppa dal municipio al terminal dei pullman, è pieno di vita. Dal Municipio sulla Via Mazzini a sede il MAB: “Museo all’Aperto Carlo Bilotti”, con opere di artisti contemporanei. Terminato il percorso siamo entrati al terminal dei bus dove il nostro pulmino ci ha riportato all’albergo.

Martedì 16.06.2026

Ore 7.15 colazione. Poi tutti verso la stazione ferroviaria, proprio dietro al nostro albergo. Stanno girando alcune sequenze della fiction “Un posto al sole”. Per la cui realizzazione vengono utilizzati dei vagoni ferroviari trainati da una locomotiva a vapore. Poi partenza col pulmino verso il polo naturalistico ambientale della Sila Grande, gestito dai Carabinieri Forestali, giunti sul posto, tre componenti del gruppo (Rosanna, Antonia e Angela) rinunciano all’escursione, che si svolge per la prima parte in boschi di conifere, per poi svilupparsi su ampi pascoli ricchi di fiori e di ginestre in fiore. Raggiunto il lago di Macchia di Luncomanno, piccolo lago ma molto bello, ricco di fauna lacustre, tra cui rane e ranocchi che riempiono l’aria con il loro gracidare, sosta per il pranzo. Poi ritorno verso il centro forestale con visita al Museo Naturalistico con numerosi esemplari della fauna locale, ed esposizione di parte del tronco delle piante. Poi ritorno col pulmino in albergo.

Mercoledì 17.06.2026

I componenti si dividono in due gruppi uno di 18 persone con partenza alle 8.30 e l’altro di 8 persone con partenza alle 10.00. Edoardo si mette alla guida del gruppo più numeroso che dopo un breve trasferimento in pulmino inizia l’escursione. Dopo un primo tratto in bosco di conifere si attraversano numerosi prati pieni di ruscelletti e superati due brevi tratti abbastanza ripidi si raggiunge la cima di Monte Botte Donato 1928. Da lì raggiungiamo l’impianto sciistico di risalita dove ci riuniamo con l’altro gruppo trasportato col pulmino. Il gruppo meno numeroso alla guida Michele ha visitato alcuni stagni, e Michele ha mostrato la fauna presente, tra cui dei tritoni. Dopo aver pranzato col pulmino abbiamo raggiunto il Lago di Arvo, dopo una passeggiata lungo il lato Nord del lago presso l’abitato di Lorica, col pulmino torniamo in albergo.

Giovedì 18.06.2026

Partenza alle 8.30 Dopo un breve tragitto in pulmino nei pressi del Lago di Ariamacina iniziamo l’escursione, mentre 3 componenti rimangono nei pressi del lago. Il Lago di Ariamacina pur essendo un bacino artificiale è stato classificato come riserva integrale per la nidificazione di alcuni rari uccelli, tra cui la cicogna nera. Percorriamo la prima parte nel bosco, poi attraversando prati, raggiungiamo la cima di Cozzo Lillo a m 1450, punto molto panoramico. Con percorso ad anello ritorniamo nei pressi del Lago di Ariamacina, dove saliamo sul pulmino che ci porta alla riserva FAI “I Giganti della Sila” (€ 6,00). Visitiamo dapprima una vecchia costruzione donata al FAI dalla famiglia Mollo, ora ristrutturata nel piano terreno, dove con vari cartelli è riportata la storia della famiglia Mollo e della riserva dei “Giganti della Sila”. Un cartello cita anche il libro “Old Calabria” di Norman Douglas, pubblicato nel 1925, che riporta le sue impressioni sul suo viaggio in Calabria (indicato anche da Eduardo). Poi visitiamo la riserva dei “Giganti della Sila” composta da una quarantina di abeti di notevoli dimensioni con altezze da 30 a 40 m. Merito della conservazione di questa riserva è di una componente della famiglia Mollo, la baronessa Paola Manes Mollo che nel 1983 si era incatenata ad un abete per impedirne il suo abbattimento.

Venerdì 19.06.2026

Dopo un tragitto di circa un’ora e venti raggiungiamo il Lago Ampollino, nella Sila Piccola, dove scendono quattro componenti presso l’Hotel del Lago. Proseguiamo col pulmino per altri 40 minuti, poi iniziamo l’escursione, attraverso pinete e brughiere e verso mezzogiorno raggiungiamo la Valle del Tacina con vista sul Massiccio del Gariglione (il cui termine deriva da “cariglio” che in dialetto calabrese viene usato per denominare il cerro). Nella valle del Tacina vi è un piccolo ma bel Laghetto (Laghetto del Tacina). Poi con un percorso ad anello raggiungiamo il pulmino con cui recuperati gli altri componenti, ritorniamo all’albergo. Purtroppo, abbiamo potuto rimirare il lago Ampollino solo dai finestrini del pulmino.

Sabato 20.06.2026

Col pulmino raggiungiamo San Giovanni in Fiore dove Antonella una guida del posto ci illustra l’Abbazia Florense, chiesa in stile romanico, nella cui Cripta è conservato, in una teca, il corpo di Gioacchino da Fiore fondatore dell’ordine monastico dei Florensi poi confluito nell’ordine monastico dei Circestensi. Poi col pulmino raggiungiamo il paese di Santa Severina. Lì con una navetta (€ 2,50 andata e ritorno) raggiungiamo la rocca, nella piazza denominata “Il Campo” dove dapprima visitiamo il castello (€ 4,50 visita con guida). Il castello la cui costruzione è da attribuire al Normanno Roberto da Guiscardo intorno al XI secolo, sui resti di una chiesa e necropoli bizantina. Il castello è stato poi ampliato e modificato nel corso dei secoli. Dopo essere stato utilizzato come Liceo, oggi ospita varie esposizioni. All’opposto del castello sul lato settentrionale della piazza de “Il Campo” sorge la Concattedrale di Santa Anastasia che forma un corpo unico con il palazzo arcivescovile e il battistero bizantino del IX secolo. Terminata la visita del palazzo arcivescovile, concattedrale e battistero (€ 3,00 visita con guida), raggiunto il pulmino con la navetta, partiamo per Le Castella in uno dei tratti Dell’Area Marina Protetta” Capo Rizzuto”. Poi arrivo all’abergo “Il Corsaro”. L’albergo mette a disposizione dei suoi ospiti una piscina (molto bella), e in località Le Castelle, sulla spiaggia sabbiosa del Mar Ionio, un piccolo stabilimento balneare. Nei pressi della spiaggia sorge il Castello Aragonese, una fortezza del XIII secolo interamente circondata dal Mar Ionio, collegato alla terra ferma da una sottile lingua di sabbia.

Domenica 21.06.2026

Dopo colazione mattinata libera, poi nel pomeriggio von il pulmino raggiungiamo l’aeroporto di Lamezia Terme per il ritorno in aereo.

Daniele Valli
Foto di Paola Marinai e Marialuisa Cravero

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