ARCHIVIO GITE 2026: Albaron di Savoia 3638 m
5-6 settembre 2026
L’Albaron di Savoia (3638 m), insieme all’Uja di Ciamarella (3676 m) e all’Uja di Bessanese (3604 m), forma il triumvirato delle montagne più alte delle valli del Lanzo, tutte sopra i 3600 m di altitudine. Le tre cime si trovano lungo lo spartiacque franco-italiano tra la valle francese dell’Avérole (valle secondaria della valle della Maurienne) e la valle dell’Ala (una delle tre valli del Lanzo). La cima dell’Uja di Ciamarella si trova sul versante italiano dello spartiacque, quella dell’Albaron si trova sul versante francese. Invece, la cima dell’Uja di Bessanese si trova proprio sul confine. La Bessanese e l’Albaron sono scalabili tramite vie normali su entrambi i versanti: il versante italiano partendo dal rifugio Bartolomeo Gastaldi, e il versante francese dal rifugio Averole. L’Uja di Ciamarella si scala preferibilmente dal versante italiano.
L’escursione ufficiale del GEAT CAI da Torino all’Albaron di Savoia si è svolta il 5 e 6 settembre 2026. Ci siamo incontrati nel solito punto di ritrovo, l’incrocio tra Corso Regina Margherita e Corso Potenza a Torino, alle 13:30, per raggiungere Pian della Mussa, luogo di partenza della prima giornata. All’estremità di Pian della Mussa, dove termina la strada asfaltata, ai piedi del rifugio Città di Cirié, un sentiero si diparte verso sinistra, addentrandosi nel prato e dirigendosi verso la parete rocciosa che chiude la valle. Ci troviamo a un’altitudine di circa 1800 metri. Intorno alle 16:30 di sabato 5 settembre, abbiamo attraversato un ponte e iniziato la salita a zig-zag lungo il sentiero, ben segnalato, verso il rifugio Gastaldi, dove trascorreremo la notte. Superato il primo ripido pendio, il sentiero si appiana leggermente ed entra nel Pian dei Morti, un pendio erboso che funge da zona intermedia tra il fondovalle e la zona rocciosa sovrastante il rifugio. Su questo pendio erboso, il sentiero si biforca: a sinistra conduce al rifugio, e a destra direttamente verso la Ciamarella e l’Albaron, se si vuole salire in giornata. Dopo aver superato il Pian dei Morti, il sentiero riprende pendenza fino al rifugio, a 2659 m di altitudine, che abbiamo raggiunto dopo circa un’ora e 50 minuti di cammino.
La mattina di domenica 6 settembre, seconda giornata della gita, siamo partiti dal rifugio prima dall’alba, illuminati dalle lampade frontali. Il sentiero inizia dietro il rifugio e, dopo una breve salita iniziale, scende per circa 100 m di quota lungo il pendio verso destra, fino a raggiungere l’imboccatura della valle che ci condurrà al passo da cui inizia l’ultima parte della salita. Appena entrati in valle, attraversiamo il torrente su un ponte di legno, ricostruito di recente, e ci posizioniamo sul lato destro del vallone. Lasciamo a destra la salita verso l’Uja di Ciamarella e proseguiamo dritto lungo la valle su un sentiero segnalato con vernice rossa e bianca e numerosi ometti di pietra. La valle sale gradualmente curvando leggermente a destra. Poi la pendenza aumenta guadagnando velocemente quota tra grossi massi di pietra levigata, fino a raggiungere il passo da dove, per la prima volta, appare la cima dell’Albaron de Savoia che si erge davanti a noi, sopra i resti del ghiacciaio. Dal passo, svoltiamo a destra per evitare il più possibile di camminare sul ghiacciaio. Ora l’obiettivo è raggiungere la cresta che collega l’Albaron de Savoia con la Punta de Collerin (3475 m) in un punto chiamato La Sella del Albaron. Non esiste un sentiero preciso per raggiungere la cresta, ma gli ometti aiutano a zigzagare attraverso il terreno roccioso senza grandi difficoltà. Una volta sulla cresta, inizia la parte più bella della salita, poiché bisogna seguirla, a tratti verso il versante francese, a tratti verso quello italiano, su un terreno senza difficoltà tecniche ma composto da roccia instabile, che, quindi, richiede prudenza. Così, abbiamo raggiunto il punto chiave della cresta, una piccola bastionata rocciosa che va guadata a sinistra (versante francese), perdendo qualche metro di quota. Riconquistata la cresta, e con il bastione roccioso alle spalle, abbiamo semplicemente continuato lungo di essa fino a raggiungere il punto più alto (3638 m), inaspettatamente ampio e pianeggiante, coronato in cima da un omettone e una croce di legno. La vista dalla vetta è spettacolare, offrendo un panorama indimenticabile a 360°.
Ringrazio i capi gita, in particolare Davide Forni, per l’invito a partecipare e a godere di questa meravigliosa montagna e i compagni e compagne per la loro compagnia.
Ignacio López (CAI Chieri)
Foto di Davide Forni
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