ARCHIVIO GITE 2026: Monte Giugo 487 m

8 marzo 2026

La Liguria è forse la terra che meglio esprime la continua lotta tra i monti e il mare per il possesso di brandelli di roccia: i primi, abbarbicati a ripide salite, resistono all’impeto delle ondate che si abbattono sugli scogli della riva.
È importante prendere atto di questo scenario per essere consapevoli che un’escursione in questa piccola regione arcuata non inizia con paesaggi che gradualmente ci accompagnano verso il traguardo, ma invece ci attende con un esordio aspro e severo, una serie lunghissima di gradini che rischiano di spezzare fiato e gambe, soprattutto per chi si trova in bilico tra la terza e la quarta età. Occorre accettare il destino e salire piano piano senza mai volgere lo sguardo verso l’alto rischiando momenti di autentico sconforto.

Non sfugge a questo copione la gita dell’8 marzo 2026 che da Nervi si inerpica fino al Monte Giugo, 487 metri di altezza. Si sale quindi nei vicoli stretti, le creuze cantate anche da Fabrizio De André, e il dislivello complessivo abbordabile ci consola sulla possibilità di farcela.
Si arriva quasi inaspettatamente alla prima tappa, la cappella di San Rocco (205 m. s.l.m.), dove è possibile rifiatare e dissetarsi ad una piacevole fontanella. Si riprende la marcia e il panorama diventa via via più maestoso, la vista del mare ci accompagna sulla destra e quella delle montagne ci avvolge sulla sinistra,
Il sentiero è abbastanza agevole, accidentato solo in alcuni tratti. Arriviamo sul monte Giugo, che non é una vera e propria vetta e che ci permette di godere, oltre che del panorama, del profumo intenso di numerose piantine di timo. Scendiamo per un breve tratto verso il valico della Crocetta, ci fermiamo per uno spuntino e ci viene ricordato che, per chi volesse, c’è la possibilità di raggiungere la cima del Monte Cordona (802 m).: nessuno raccoglie l’invito.

Scendiamo per un altro sentiero arrivando alla Chiesa di Sant’Ilario, dove di fermiamo per il pranzo, scendiamo ancora e costeggiamo la vecchia stazioncina di Sant’Ilario dove scese un giorno una fanciulla Bocca di Rosa che “tutti s’accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario”. Il ricordo delle canzoni di Fabrizio, ancor più se vissute nei luoghi da Lui narrati, rappresenta sempre un momento di commozione.
Continuiamo a scendere ed arriviamo al mare; il cielo si è coperto e ci saluterà con alcune impreviste gocce di pioggia.
Terminiamo la giornata percorrendo la lunga passeggiata di Anita Garibaldi sul lungomare di Nervi, dove scopro che mai Anita la percorse (le fu intitolata nel 1945), fino al porticciolo lungo un percorso ricco di gelaterie, focaccerie e ristorantini.
Salutiamo Nervi e pare di intravedere verso il largo, nella luce un po’ incerta che filtra tra le nuvole, due figure femminili che salutando ci ricordano che l’otto marzo è la Giornata della Donna: una fanciulla graziosa, libera e spavalda, destinata a portare scompiglio fra “le comari di un paesino” e una donna, morta di malaria a 27 anni nelle paludi di Ravenna, rivoluzionaria nata in Brasile, combattente strenua nella difesa della Repubblica Romana e rappresentata sul Gianicolo, impavida a cavallo, con una pistola in pugno.

Alberto Buracco
Foto di Antonio Carretta

Infine il video girato e montato da Claude Thimonier

 

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