ARCHIVIO GITE 2026: Tra le rocche e i cru del Roero

19 aprile 2026

Le dolci colline del Roero sono solcate da Bra fino a Montà, ossia da sudovest a nordest, da un fenomeno geologico unico, denominato Le Rocche: valli scavate nella sabbia delle colline, formanti solchi molto profondi (2-300m). Sui bordi di questi solchi vallivi si adagiano: boschi, vigneti, frutteti, borghi e cascinali.
L’origine di questo fenomeno naturale è dovuto al fatto che il fiume Tanaro, 250.000 anni fa, ha subito una importante modificazione del percorso. Allora scorreva dalle Alpi Liguri verso nordovest, raggiungendo il Po nei pressi di Carignano. Avvenne che, a causa dell’erosione del terreno sabbioso, da parte di altri corsi d’acqua e suoi affluenti, il Tanaro fu costretto a deviare il proprio corso, dirigendosi verso l’Alessandrino, dove ora si trova: il suo precedente letto si prosciugò e si originarono così le valli sabbiose delle Rocche.
L’impetuoso corso del fiume, durante questa mutazione, ha dato origine alle particolarissime configurazioni di queste valli, con voragini, guglie di forme strane e affascinanti, anfiteatri e gole.
Anche l’ecosistema di questi luoghi è molto particolare: ai bordi delle Rocche sono abbondanti boschi di pini e roverelle, ossia saremmo in presenza di un clima Mediterraneo, per giungere, nel fondo delle valli, ad un habitat umido, ombroso, composto di acquitrini, ruscelletti e addirittura laghetti.
Al di sopra di tutto ciò le colline, dove certamente la coltura più pregiata è la vite, ma anche tanti alberi da frutta, molti castagni e tanti boschi. I “cru” del Roero, ossia le varie denominazioni vinicole, oramai hanno raggiunto una meritata fama internazionale: principalmente Arneis, Nebbiolo e Barbera.

La gita in programma questa volta, si è svolta nell’areale a sudovest di Montà.
13 gli iscritti, dei quali 11 hanno portato a termine l’anello completo. Circa 19 km in totale per un dislivello di 690 m. Le indicazioni e i segnavia non sono molto frequenti, e un buon tratto dell’anello si è svolto su sentieri non segnati, con lo scopo di evitare il più possibile i tratti di asfalto.
Qui di seguito descrivo in maniera schematica il poercorso seguito.
Da Montà piazza del Municipio, in discesa nel bosco sentiero 402A, casa delle Api, all’incrocio con 401 si prende quest’ultimo verso destra.
All’incrocio col 414 a dx in salita verso il Santuario dei Piloni, sempre con il 401. Breve sosta per ammirare qualche bella cappella del Sacro Monte. Dal santuario, raggiunto il culmine del monte Calvario, si continua sul bordo della strapiombante Rocca di Valdiana. Poi Bric Bissoca e discesa a Santo Stefano Roero. Belvedere su profonda e verdissima Rocca, verso Monteu Roero, si continua col 401 fino a frazione Carretta, dove si entra in un bel bosco di castagni secolari. Tralasciamo la deviazione per Castagna Granda, raggiungiamo Cascina Lambi tra frutteti e vigneti, al limitare della Rocca. Per strada giungiamo al Parco della Rimembranza con vista su Monteu Roero e il suo Castello. Sosta pranzo, e poi tornando indietro di 50 metri prendiamo l’intricato sentiero per la Fossa dei Cinghiali (Ci e 404). Raggiungiamo in discesa l’umido fondale della Fossa e all’incrocio con il Sentiero dei Fossili, lo prendiamo svoltando a Sx (FO 417). Non abbiamo tempo di cercare i Fossili e risaliamo velocemente la valle del Rio Caudano nella fitta vegetazione, fino a raggiungere le aperte colline di Zoccola e San Grato coltivate a viti e noccioli. Qui lasciamo i sentieri numerati, e percorrendo alcune ripide rabezzane in salita raggiungiamo la cappella di San Grato, dove ci rinfreschiamo con la provvidenziale fontanella “del ciclista” ben nota ad Angelo, con bella vista su Santo Stefano Roero. Direzione nordovest entriamo nel borgo, verso la cascina Pollastro. Non raggiungiamo la cascina, ma prendiamo a dx un sentiero poco praticato, che ci porta, subendo qualche graffio, in discesa alla bella valle del Rio Covasso, coltivata principalmente a vite, raggiungendo poi Frazione Rossetto. Qui decido di abbreviare il percorso, causa caldo e stanchezza, evitando la salita al famoso Bric del Medic, cru di nebbioli profumatissimi, ma percorriamo in piano tutta la valle, passando le frazioni di Fornace (con i suoi bei resti antichi) e Balla. Incrociamo il sentiero 401C che in salita ci conduce al Bric Valdiana, da dove in discesa raggiungiamo l’incrocio col 401 dove chiudiamo l’anello prima dell’ultima salita a Montà.

La gita è stata faticosa, ma ugualmente piacevole grazie alla simpatica compagnia dei partecipanti, tutti bravi, e che ringrazio sentitamente: Giada e Virginia studentesse, Grazia C. di Alba, Grazia M., Marialuisa, Maria Teresa, Paola, Angelo, Giuseppe, Matteo.

Maurizio Bortott
Foto dei partecipanti

 

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